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Gianna Nannini
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Gianna Nannini

Si chiama Perle l’ultimo, intenso episodio discografico di Gianna Nannini. Quasi a voler rievocare l’amata Janis Joplin (il suo album fu intitolato Pearls), l’artista senese sceglie con cura dodici brani dal suo ricco repertorio ultraventennale, un gioiello “nascosto” dei compianti CCCP (Amandoti, tratto da Fedeli alla linea del 1990) e un inedito tappeto sonoro su cui poggiare la sua voce. L’abbiamo intervistata poco prima che si avventurasse in giro per l’Italia per la sua tournée teatrale. E, allora, senza preamboli...

Perle, un disco realizzato per sentire meglio la tua voce?
Certamente. In tutti gli altri dischi che ho registrato sono venuti fuori solo alcuni aspetti del mio canto. Aspetti che, di tanto in tanto, spingono le persone a “gasarsi troppo”. Questa volta volevo che straripasse la facciata più cruda delle mie interpretazioni. E per farlo dovevo spogliare ogni canzone per rivestirla con pochi, essenziali veli.

Gianna NanniniPer l’occasione hai dovuto riallacciare il rapporto con il pianoforte con maggiore impegno?
Purtroppo, si. Dico così, perché si è rivelata una vera “faticaccia”. E’ vero, sono più di vent’anni che faccio musica, ma è stato necessario abituarmi di nuovo a far andare mani e voce a tempo, in modo armonioso. Ho dovuto lavorare sul tocco delle dita e imparare i nuovi spartiti che hanno rivisitato i brani. Insomma, riprendere a suonare la chitarra è senz’altro più semplice.

Gianna NanniniA differenza di tante altre raccolte...
Per favore, non chiamarla raccolta!

Ok. A differenza di tanti altri lavori di rivisitazione, hai voluto inserire nuovamente i testi delle canzoni nel booklet...
Perché sono estremamente importanti. Tra i testi che ho scritto, credo che siano i miei preferiti. Mi ricordo le parole di Una luce: le ho scritto dopo un sogno che ho fatto a Londra. Incredibile... Se a qualcuno è sfuggito qualcosa in passato, adesso non può trovare più scuse.

Com’è avvenuta la scelta delle canzoni?
E’ iniziato tutto con Ragazzo dell’Europa. L’abbiamo proposta nell’ultimo tour in chiave acustica: Christian (Lohr ndr) e io con due pianoforti. E’ stato così bello suonarla e così esaltante la risposta del pubblico, che ho deciso di aggiungere a quel filo altre perle. La scelta è stata dettata dall’anima. Soltanto dall’anima.

Gianna NanniniE l’ultima perla è stata Amandoti...
Esatto. Ho ascoltato Amandoti per la prima volta a teatro, durante una rappresentazione dei Dionisi, una compagnia di Milano. Sono rimasta letteralmente rapita. Soltanto dopo ho scoperto che il brano era stato scritto da Giovanni Lindo Ferretti ai tempi dei CCCP. Questa è in assoluto la mia prima cover di un pezzo italiano.

Ti fa piacere, invece, quando fanno cover mettendo mano al tuo repertorio?
Dipende. Se sono capaci di stravolgerle, con una chiave di lettura completamente nuova, va bene. Se, invece, devono riproporre un mio pezzo pressappoco come l’originale, tanto vale lasciarlo cantare a me, non credi?

Gianna NanniniC’è una canzone in quest’album, la cui rivisitazione mi ha colpito più di tutte. E’ California.
California è il brano che ha subito il cambiamento più radicale. Ho sentito, addirittura, l’esigenza di aggiungere nuove parole al testo. Confesso, anch’io sono legata in modo particolare a questa versione.

C’è qualche canzone non presente in Perle che avresti voluto inserire?
Si, America. Anzi, nella versione nuova è ancora più “autentica”. Ho preferito lasciarla fuori, per non creare fraintesi. Sono stata di recente a Baghdad, il testo di America, come sai, ha già suscitato qualche critica in passato: non volevo passare per l’ennesima “anti-americana agguerrita”. Però, in concerto la faccio eccome!

Nel frattempo, hai scritto “qualcosa di nuovo”?
Mmh... si. Ho scritto un po’ di cose e già ci sto lavorando su. I tempi, però, sono ancora lunghi. Cercherò di ultimare questo nuovo progetto entro la fine dell’anno.

Quali sono le band che ti piace ascoltare?
Ascolto molte rock band. Sul versante straniero, mi piacciono Coldplay, Muse, Audioslave. In Italia, trovo che la scuola di Torino stia venendo fuori molto bene. Primi su tutti, i Subsonica.

Gianna NanniniUn’ultima curiosità: sulla copertina, scritto in piccolo sotto il titolo dell’album, sembrano esserci scritti i dati di un apparato valvolare...
Sono i dati del mio microfono. Le valvole, però, sono le mie. Quelle delle mie corde vocali!



Intervista di Ivano Zeno (Dirondero)