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Claudio Baglioni
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Claudio Baglioni

Claudio Baglioni E' uscito da un paio di settimane il tuo nuovo album, "Sono io l'uomo della storia accanto", ascoltandolo si ha l'impressione che tu abbia voluto ripetere alcuni suoni del passato. E' una scelta consapevole o inconscia?
Un po' è un po', nel senso che uno dei presupposti a questo lavoro era proprio quello di inaugurare una stagione diversa rispetto alle ultime produzioni, quelle degli anni '90, a partire da "Oltre", "Io sono qui" e "Viaggiatore sulla coda del tempo". Questo voleva essere proprio un album meno pensato, meno stratificato, meno strutturato. E poi, mentre questi tre album che ho citato erano delle ricerche, sia in termini di contenuti che di sonorità, questa volta volevo cercare un'identità che fosse frutto di tutti questi anni di musica, di parole e di suoni. Allora, partendo da un presupposto come questo, la lavorazione del disco risente chiaramente della ricerca voluta sia di innovazioni e novità sia di suoni anche vintage, di sonorità che possono riproporre anche suggestioni passate, un po' come profumi che ti riportano indietro nel tempo. Secondo me questo è un album che sta a cavallo tra una sorta di riassunto e un ponte verso il futuro.

In alcuni brani si coglie come la voglia di stendere un bilancio della tua vita privata, che però appare non molto positivo. Ti faccio due esempi: in "Sono io" dici "ad un figlio non ho dato tutto", in "Grand'uomo" canti "se non sono stato io allora cerca tu di essere un grand'uomo". Perché questo bilancio negativo?
Perché secondo me si può essere consapevoli di se stessi ma mai eccessivamente fieri. Sarebbe anche un po' spudorato essere tanto convinti della propria esistenza, anche perché significherebbe non poter far meglio nella strada che ancora c'è da fare per il futuro, per i giorni che arriveranno. E, semmai si può parlare di bilancio, ce n'è uno alla pari, nel senso che nessuno sa mai quanto effettivamente ha fatto bene o ha fatto male. Ognuno dei nostri gesti provoca per forza di cose come un piccolo terremoto, ognuno di noi è in grado di dare una scossa che in una direzione diventa positiva e in un'altra può essere negativa. Io mi interrogo, come tantissime altre persone, in un momento sociale molto confuso, in cui si ha difficoltà ad assumersi una propria identità. Per questo ho fatto un album nel quale vado alla ricerca di un'identità musicale, cercando di fare un identikit, una foto tessera di una lunga carriera. Anche dal punto di vista umano, individuale, mi prendo sulle spalle delle domande, cercando di dare delle risposte. Per me, però, è più importante farsi domande, che dare risposte.

So che i testi non andrebbero spiegati, ma in "Per incanto e per amore" dici "fa che un pugno di riso non sia solo un altro abbandono". E' forse un richiamo al valore del matrimonio?
E' un richiamo a quello che un pugno di riso vale sia in un'occasione di festa, come quella che hai citato, sia nel caso di un primo soccorso dato a un affamato. Quindi vale in qualsiasi tipo di fame: da quella reale a quella dei sentimenti.

Claudio Baglioni A proposito di sentimenti, nei crediti finali del disco c'è anche il nome della tua compagna, Rossella Barattolo, presente per il suo apporto organizzativo. Lei ti è quindi vicina anche nella vita artistica?
Adesso sì, mentre all'inizio della nostra relazione no. Anzi, lei addirittura non sapeva neanche bene chi io fossi (sorride), perché avendo vissuto molto in Inghilterra si era persa qualcosa... questo, però, ha creato anche una fase divertente e non sospetta. Nel tempo, poi, si crea comunque quella sorta di vicinanza che si deve riversare per forza di cose anche nel lavoro, perché altrimenti sarebbe difficile stare accanto a una persona che fa un mestiere come questo, sempre sotto le luci. E' già difficile stare accanto a una persona che fa il mio mestiere, che essere addirittura esclusi da questa attività renderebbe le cose ancora più complicate.

Spesso nelle tue canzoni ricorre il tema del "chissà cosa sarebbe stato se", in questo album lo ritroviamo in "Tutto in un abbraccio". E' solo un vezzo artistico o ti è capitato altrettanto spesso nella vita di dover tenere in sospeso degli amori al punto da chiederti chissà cosa sarebbe stato se li avessi vissuti?
Si dice che in fondo tante casualità fanno ognuna delle esistenze. In tutto questo disco vorrei spiegarmi e spiegare che ognuno ha una storia e che tutte queste storie vivono accanto l'una all'altra, in parallelo, a volte si intersecano, in qualche occasione si separano. Tutto questo crea la strana partitura dell'esistenza, in cui ci si conosce, come adesso io e te, e poi possono succedere mille altre cose... Sì, ogni tanto mi diverto a fare il gioco delle combinazioni, se fossi stato, se fossi arrivato tre minuti prima, se avessi detto... In un'altra canzone dico che è sempre tardi per amare, perché spesso la potenzialità di affetto che abbiamo la teniamo un po' schiacciata, poi quando non abbiamo più la persona verso la quale riversarla, ci accorgiamo di avere il serbatoio pieno e non abbiamo più strada da fare. In me è molto presente questa malinconia, questa nostalgia, che però è anche una buona compagna dell'esistenza.

A chiudere l'album è una bellissima preghiera, "Per incanto e per amore", ma tu sei credente?
Io sono un credente con un percorso non sempre dritto. Negli anni addietro ho avuto qualche crisi anche forte nei confronti della fede e oggi cammino su una strada un po' più matura, con un'urgenza e un bisogno di forte religiosità. Sì, credo di essere a tutti gli effetti un credente, un credente in cerca.

Sei un uomo molto attento all'immagine e noi siamo abituati a vederti sempre impeccabile. All'interno del booklet dell'album, però, c'è una foto, tra l'altro molto intensa, in cui appari con la pelle macchiata, mi riferisco a quella in cui sei preso nella lettura di alcune lettere. Perché hai accettato di pubblicarla?
Sai, io non l'ho neanche vista (sorride). E' la prima volta che sono preso talmente tanto dalla parte musicale e dai contenuti dell'album, che sono meno vicino alle foto e alle illustrazioni. E poi, secondo me, arrivati a un certo punto, la questione del look e dell'immagine assume un aspetto secondario. Nella vita, normalmente, se uno ama curarsi o non curarsi, fa la differenza, però dal punto di vista professionale mi interessa un pochino meno.

Claudio Baglioni Stai preparando un grande spettacolo da portare negli stadi, per i quali stai reclutando un gran numero di partecipanti, compresa una grande orchestra. Adesso che i preparativi si sono fatti più concreti, puoi dirci qualcosa di più?
Sì, sarà un giro di concerti, non è un tour vero e proprio. Il tour penso che vedrà la partenza intorno all'inizio del 2004, questa è più un desiderio di suonare dal vivo, nato all'inizio dell'anno addirittura a disco non ancora ultimato. Sentivo e sento il bisogno di sprigionare l'energia che c'è ancora in me e nei miei musicisti più affezionati, con un'orchestra di 33 elementi che sarà con noi sempre. In genere le mie produzioni, compresa quest'ultima, sono sempre molto suonate, quindi ci vogliono musicisti in carne ed ossa per riproporle anche dal vivo. La musica sarà al centro sia dello stadio che dello spettacolo, però ci sarà anche un forte tasso di spettacolarizzazione, anche per proseguire l'esperienza cominciata nel '90/'91 con "Oltre il concerto" e poi continuata attraverso altre esperienze, le più diverse. Questo perché io penso che in uno stadio non si può fare un concerto rigorosissimo, come li ho fatti nei teatri lirici, da solo con voce e pianoforte, penso che occorra anche qualcosa che sia festoso, che occupi gli occhi e che sia anche un po' una sorpresa.

Una sorpresa sarà senz'altro il cast?
Sì, innanzitutto ci sarà un cast fisso di altre quaranta persone che animeranno la scena con diversi ruoli e attraverso un percorso anche divertente, che è già quasi ultimato. In ognuna delle otto città in cui si terrà il concerto (alle sette già diffuse si è aggiunta la data di Bari, l'8 luglio), ci sarà anche l'intervento di gruppi locali in termini di coreografia e anche di scenografia. Oltre ad artisti dell'accademia di danza abbiamo visionato anche artisti dell'accademia delle belle arti e di arti figurative, per creare un insieme di discipline che in una parte del concerto, non in tutto, saranno chiamate a formare quadri coreografici e scenografici. E' stata un'esperienza appassionante e divertente conoscere quasi in ogni città intorno alle 1.000/1.500 persone che fanno le cose più disparate e quindi vedere anche come ci si può integrare a loro. Tutti questi partecipanti saranno con noi anche nei due/tre giorni di prove e faranno una sorta di stage all'interno di un laboratorio bizzarro, come quello che stiamo mettendo su.

Claudio Baglioni Il pubblico sarà coinvolto attivamente nello spettacolo?
Mi piacerebbe. Già in passato mi capitò di coinvolgere il pubblico, addirittura un album live lo chiamai "Attori e spettatori". Certo in questo caso io e gli altri artisti siamo i protagonisti della scena, però mi piacerebbe che ci fosse la possibilità di rendere questo incontro non uno spettacolo generico, ma un insieme di tante interazioni, con noi che facciamo un po' più d'attori e gli altri che fanno un po' più da spettatori.

Mentre prepari le scenografie e coreografie del tuo spettacolo, i tuoi fans della mailing list chiamata Tamburi Lontani stanno preparando una sorpresa per te, una sorta di contro-scenografia: vogliono colorare gli stadi di arancione...
Ah, sì l'ho saputo (sorride), ma perché proprio arancione?

Perché è il colore predominante nella copertina del tuo album...
Ah, per quello. Anche la scenografia che stiamo preparando noi è tra il bianco e l'arancione (sorride e fa una pausa)... Ci sono quei gruppi naturali che a volte mi mettono proprio a disagio, perché è tale la loro capacità creativa e anche organizzativa, che i risultati sono estremamente brillanti, anche se a volte vengono sottovalutati. Per quanto sia difficile avere un rapporto continuo e continuativo con loro, questi episodi sono di grande stimolo per me.

Come riesci a stare dietro alla grande voglia di contatto che i fans mostrano nei tuoi confronti?
Effettivamente ricevo molta corrispondenza e provo a leggere un po' tutto quello che mi arriva, anche se, un po' per pudore un po' per mancanza di tempo, rispondo solo a un 8-10% delle lettere o dei messaggi, però leggo davvero tutto. Sono questi contatti il mio rifornimento, perché sono gli unici appuntamenti in cui leggo il cuore degli altri, quindi sono tutti benvenuti e io mi sento sempre in debito.

Intervista di Paola De Simone